2 on-line
 
.. Nuoto & Voga  
 

Argomenti trattati:
- Catena di sopravvivenza
- Nuoto di Salvamento
- Voga per il salvamento


In questa sezione verranno illustrate le tecniche di nuoto e di voga nel salvamento. Le tecniche per salvare una persona in difficoltà (in gergo pericolante) in un ambiente acquatico: in piscina, in acque interne e al mare. Oltre all'aspetto tecnico, che l'aspirante bagnino svilupperà durante il corso sia dal punto di vista teorico che quello pratico, vogliamo sottolineare l'estrema importanza, in questa disciplina, del mantenimento fisico alla resistenza, nonchè lo sviluppo di una maturità mentale, atte ad avere sempre idee ben chiare sulla procedura da seguire, ad avere buone capacità nel gestire imprevisti sia dal punto di vista ambientale (condi-meteo avverse), che da quello comportamentale da parte del pericolante che potrebbe reagire con azioni violente ed impreviste. Da qui si evince l'importanza della tutela del soccorritore, il suo mantenimento di integrità fisica potrà metterlo in condizione ottimale di salvare la vita umana.


La catena della sopravvivenza nell'ambito acquatico è rappresentata dalla sequenza degli interventi che possono consentire la sopravvivenza delle persone che si trovano in difficoltà in mare, al lago o in piscina.
1° anello). Prevenzione Rispetto delle norme
2° anello). Allarme tempestivo Appena individuato un pericolante allertare il 1530 e i bagnini nelle vicinanze
3° anello). Recupero Recupero in acqua del pericolante, e se necessario iniziare il BLS in acqua
4° anello). BLS Basic Life Support
5° anello). Soccorso avanzato 1.1.2. - 1530
6° anello). Transfert in ospedale (se necessario)

Clicca QUI'
e guarda il servizio andato in onda il 13 luglio 2016 a Superquark su RAIUNO sulle tecniche di salvamento in mare.
_____________________Il salvataggio a nuoto:

Le diverse fasi del salvataggio:
1. Avvistamento
2. Ingesso in acqua
3. Avvicinamento
4.. Prese di contatto
5. Trasporto
6. Uscita dall'acqua
7. Recupero di una vittima sommersa


Avvistamento
E' l'individuazione in acqua di una persona oggettivamente in difficoltà; non è cosa semplice specialmente in mare con condizioni avverse.
Si individuano tre situazioni:
-Pericolante calmo: persona che riesce a nuotare ma che ha problemi come crampi, punture di animali marini, stanchezza ecc. pertanto necessita di aiuto
-Pericolante agitato: persona che ha difficoltà oggettiva nella nuotata e in totale mancanza di autocontrollo. Questa è la situazione più pericolosa per il soccorritore, che dovrà intervenire in maniera estremamente prudente, utilizzando sempre mezzi di supporto, onde evitare di farsi afferrare dal pericolante rischiando di affogare insieme a lui.
-Pericolante immobile: pericolante privo di coscienza, occorrerà portarlo fuori dall'acqua il prima possibile iniziando le manovre di rianimazione.


Ingresso in acqua
Nell'entrata in acqua il bagnino deve sempre prevenire qualsiasi incidente da trauma su se stesso, mantenendo al contempo l'attenzione e lo sguardo sul pericolante, utilizzando pertanto la tecnica più efficace e sicura.
La tecnica dell'ingresso in acqua è denominata ingresso alla bagnina o passo del gigante. È un ingresso finalizzato a non far immergere la testa, onde non perdere mai di vista il pericolante. Consiste nel compiere un grosso passo in avanti, da fermo o tramite rincorsa, il piede della gamba che si trova in avanti è a martello, il piede della gamba posteriore è in estensione.
Le braccia sono aperte in alto ed in linea con le spalle, con il palmo delle mani orientati verso il basso. Entrano in acqua prima le gambe che si uniscono e successivamente anche le braccia che si andranno ad avvicinare tra loro in avanti verso il basso. Tutto questo avviene con il busto proteso leggermente in avanti che insieme ai movimenti vigorosi di chiusura delle gambe e delle braccia creano la dovuta resistenza di opposizione all'affondamento.
Varianti a questa tecnica vengono usate quando il tuffo ha una fase aerea notevole di almeno mt3.; pertanto ci si tufferà a candela con le gambe ben chiuse e una mano a protezione del mento.
Se il fondale è molto basso ed è sabbioso l'ingresso sarà in velocità, se scoglioso l'ingresso sarà camminando proteggendosi dagli scogli affioranti, in acque torbide si entra sempre di piede.

Nuotata di avvicinamento
Nella nuotata di avvicinamento, lo sguardo deve restare fisso sul pericolante: l'errore comune, causa una scarsa gambata (mancanza di allenamento), e di non tenere la testa fissa ma di spostarla di continuo a destra e sinistra accompagnandola alla bracciata perdendo per pochi attimi la visione del pericolante. Nell’avvicinamento al soggetto in pericolo, nuotare con calma per preservare le energie, anche in previsione di eventuali imprevisti. La nuotata più propulsiva è quella stile libero a testa alta (stile crawl con la testa alta).
In alternativa possiamo utilizzare lo stile “Trudgen” con le braccia che si muovono in modo alternato esattamente come nel crawl ma con la bracciata più corta e rapida. La spinta di gambe invece viene effettuata con la gambata a rana. In prossimità del pericolante da propulsiva la nuotata si modificherà in una nuotata più di sostentamento: superato un cerchio immaginario intorno al pericolante con raggio di circa mt8, ed una volta in prossimità del pericolante si utilizzerà la rana testa alta. In questa ultimissima fase sarà opportuno ri-valutare le condizioni del pericolante se tranquillo piuttosto che appanicato, fermandosi e chiamando l'attenzione verbalmente.

Presa di contatto
La presa di contatto è quella in cui il bagnino afferra con decisione il pericolante. Vediamo in dettaglio come si deve comportare il bagnino a seconda se:
PERICOLANTE TRANQUILLO:
Se il pericolante è tranquillo, fondamentale è, prima del contatto, la comunicazione verbale. Il bagnino dovrà, con tono deciso, chiedere come sta' il malcapitato e tranquillizzarlo dicendogli che è un soccorritore qualificato ad intervenire. Gli porgerà la mano (mano destra sul suo braccio destro o mano sinistra sul suo braccio sinistro), una volta afferratagli la mano effettuerà un movimento deciso di trazione-rotazione, affiancherà il pericolante di spalle andando così in PRIMA presa (vedi dopo).
PERICOLANTE APPANICATO:
questa è la condizione più pericolosa in cui un bagnino si possa trovare, mettendo persino a repentaglio la propria vita. In questa situazione il salvataggio diretto a mani nude è decisamente sconsigliabile, e dunque si deve attuare solo se non vi sono alternative; è invece da preferire l’intervento con l'utilizzo di mezzi ausiliari da porre al malcapitato il quale si aggrapperà ad essi.
Nell'estrema ratio di mancanza di mezzi di ausilio, il soccorritore prima di avvicinarsi al pericolante dovrà attendere a distanza di sicurezza che lo stesso perda le forze fisiche, nuotando in cerchio (tecnica dello squalo). Poi si immergerà, al fine di uscire dallo specchio visivo del pericolante , il quale non vedendo più il soccorritore non avrà più l'istinto di sopravvivenza di aggrapparsi a lui.
In questa fase subacquea il bagnino dovrà immergersi almeno 1 metro, acquisire un assetto orizzontale, superare il pericolante ed emergere subito dopo di lui per afferrarlo con decisione in SECONDA presa (vedi dopo).
Se il bagnino viene afferrato da un pericolante, la cosa più opportuna da fare è lasciarsi scivolare sott'acqua, per indurre il pericolante a lasciare la presa. Al limite si può allontanare il pericolante spingendolo via con fermezza, con una mano sul viso. Non colpire mai il pericolante!
PERICOLANTE INCOSCENTE:
nel caso che il pericolante sia incosciente in superfice, effettuare la prima presa, per portarlo fuori dall'acqua ed iniziare le procedure di rianimazione.

Traino
il Traino verso terra di un pericolante può essere effettuato con diverse tecniche.
Le principali sono:
• prima presa, trasporto di sostegno o PRESA TESTA: Il soccorritore è dietro la vittima, in posizione seduta ed effettua una gambata rana sul dorso o un movimento di gambe a rana alternata. Il bagnino afferra la testa del pericolante, con le mani lateralmente sul viso. Bisogna tenere le dita dritte e il pollice aperto che passa dietro l'orecchio, in modo tale da lasciarlo libero (utile per potergli parlare e rassicurare). Fare molta attenzione a tenere il mignolo appena sotto la mascella e non sul collo. Controllare sempre che le vie aeree del pericolante siano emerse.
• seconda presa, trasporto al petto o PRESA TORACE: Il soccorritore è dietro la vittima, in posizione seduta ed effettua una gambata rana sul dorso o un movimento di gambe a rana alternata. Un braccio passa sotto l'ascella e la mano afferra il mento del pericolante, l'altro braccio andrà in remata di spinta. Il capo del pericolante, appoggiato sulla spalla del bagnino, è a contatto con il capo del bagnino.
• terza presa, trasporto laterale o PRESA OVER: Soccorritore nuota sul fianco ed effettua una presa al petto, con il braccio passato sopra la spalla del pericolante. Il soccorritore nuota a Over, con il braccio libero disteso avanti che effettua il movimento a rana e le gambe che effettuano la sforbiciata.
Nel corso vi verrà inoltre insegnata la tecnica per fare le insuflazzioni in acqua, dopo aver effettuato una qualsiasi presa di trasporto; tecnica importantissima per operare immediatamente su di un pericolante annegato.


Uscita
Durante l’addestramento pratico verranno apprese le tecniche per issare il pericolante dal bordo vasca, anche nell'eventualità che sia incosciente. Si utilizzeranno due tecniche:
fuoriuscita del pericolante incosciente:

1).Il bagnino passa le proprie mani sotto le ascelle del pericolante e lo prende sulle sue mani;
2). lo si appoggia sul bordo vasca, stando ben accorti che i gomiti del pericolante siano sul piano esterno, in questa maniera vi è la certezza che il viso del pericolante incosciente rimanga sempre fuori dall'acqua;
3).con un braccio si scavalla la testa del pericolante e poi, mantenendo sempre una mano su quelle del pericolante si esce dall'acqua;
4). una volta fuori dall'acqua, non perdendo mai il contatto dell'inconscio, il bagnino prende le braccia del pericolante incrociando le proprie;
5). l'incrocio delle braccia, fatto nel punto 4, gli permetterà di girare il pericolante;
6). il bagnino allargherà le proprie gambe mantenendo la schiena dritta; in forza della spinta di Archimede isserà il pericolante con un movimento deciso dal basso verso l'alto, immergendolo sotto l'acqua per ottenere più spinta. Metterà il pericolante sul bordo vasca e lo accompagnerà delicatamente ad assumere una posizione supina appoggiandolo su un suo ginocchio.

Presa a morsa per traumatizzati in acqua

1). Avvicinamento e contatto;
2). presa a morsa;
3). rotazione e inversione della presa;
4). trasporto al bordo;
5). rimozione dall'acqua.


Recupero di una vittima sommersa
Cambia l’assetto di avvicinamento, stile libero. Una volta sopra il pericolante, il bagnino si immergerà usando la tecnica della capriola (o capovolta), si assume una posizione subacquea verticale a testa in giù, con le braccia distese. Si afferra il pericolante sotto il mento e lo si affianca dal dietro in risalita sulle ascelle, mettendolo in verticale. La nuotata in immersione è rana subacquea.Normalmente non c’è tempo per una seconda immersione. La vittima deve essere riportata in superficie il prima possibile.
Riemergendo con successo, con un braccio alzato segnalare a terra di chiamare il 1530.
Il traino fino a riva di una vittima inerte o priva di coscienza viene fatto in PRIMA presa con il suo viso ben fuori dell’acqua; portarla a riva il prima possibile ed iniziare il BLS o BLS-D e chiamare il 1.1.2.

AUSILI IN PISCINA:
SALVAGENTE ANULARE:
In piscina l'ausilio in dotazione del bagnino di salvataggio è il salvagente anulare con una sagola lunga almeno la metà della diagonale maggiore della vasca.
Questo ausilio si invita ad usarlo SEMPRE nei casi in cui il pericolante sia appanicato. Il salvagente si lancia oltre il pericolante e poi si recupera tirando la sagola a se. Il pericolante, pertanto si attaccherà al salvagente e verrà trainato al bordo dal bagnino.


__________________________
CONSIDERAZIONI:
Importante sottolineare che le tecniche fin qui illustrate son valide a condizione che si operi in specchi d'acqua calmi. Con acqua mossa ed onde alte si consiglia sempre di coinvolgere un assistente, che da riva con il braccio indichi costantemente il pericolante. Così facendo se il bagnino dovesse perdere di vista il pericolante, potrà, rivoltando lo sguardo a riva, essere aiutato dall'assistente nella individuazione della suddetta persona in difficoltà. E' importante, nelle ore di servizio, sapere di avere una persona che ci possa aiutare nell'intervento, sia nell'indicare la posizione del pericolante in condi-mare avverse, sia nel chiamare i mezzi avanzati di soccorso (1.1.2. o 1530) e sia nel far uscire dall'acqua gli altri bagnanti nel caso in cui il bagnino fosse impegnato in un intervento attivo.





_____________________Tecnica della VOGA



MECCANICA ELEMENTARE DELLA REMATA:
Il pattino si muove grazie all’azione propulsiva creata dai remi che entrando nell’acqua danno una spinta al pattino. Nei remi distinguiamo la pala: la parte che si immerge che determina la spinta e l'impugnatura: la parte del remo che viene impugnata dal bagnino.E’ importante ricordare che i remi agiscono al contrario rispetto ai nostri movimenti cioè:
- impugnatura portata in avanti/alto, la pala va verso in dietro/basso;
- impugnatura portata verso il basso, la pala esce dall’acqua;
- impugnatura portata a prua, la pala va a poppa;
- impugnatura portata a poppa, la pala va a prua.
Esistono due tipi di remate:
1. voga: quando si avanza con lo sguardo rivolto verso il punto di partenza. Seduto sul seggiolino, i remi, immersi in acqua a prua, vengono tirati verso poppa spostando il pattino in direzione della prua.
2. sciata: quando avanzando si guarda il punto da raggiungere (sciata da in piedi), questa deve essere utilizzata dal bagnino perchè permette di non perdere mai di vista il pericolante o i pericolanti. Il bagnino che si trova in piedi deve avere tra le gambe il seggiolino, questa duplice apertura in lungo ed in largo degli arti inferiori da una buona base d’appoggio e di equilibrio. I remi immersi nell’acqua a prua vengono spinti verso poppa spostando il pattino in direzione della prua.
( E’ importante ricordare che il pattino e’ bidirezionale, quindi per prua si intendono le due punte che aprono l’acqua. In caso della voga si trovano alle nostre spalle, mentre, in caso della sciata si trovano davanti ai nostri occhi.)
La remata si divide in diverse fasi:
1° fase- caricamento: in questa fase il peso del corpo deve essere tutto sul piede posteriore, la cui gamba è piegata, la schiena deve essere dritta e la mani che afferrano l’impugnatura del remo devono essere tese e devono trovarsi davanti al nostro corpo. [fase aerea]
2° fase- presa: in questa fase c’e l’ingresso del remo in acqua [fase subacquea], l’ingresso del remo avviene con la pala in posizione parallela all’acqua, per poter facilitare l’ingresso e per ridurre al minimo l’attrito, ed è importante che avvenga il più possibile vicino alle punte di prua, perché questo ci consente di allungare il tratto della remata;
3° fase- affondo: questa è la fase conseguente alla presa, la pala che è appena entrata nell’acqua in posizione parallela deve tramite il movimento del polso ruotare, in modo da portarla in posizione verticale all’acqua (altrimenti si buca l’acqua). Il remo deve essere affondato il più possibile, in modo da poter spingere il pattino con tutta la pala completa.[fase subacquea], ;
4° fase- spinta: la spinta deve avvenire non soltanto con la forza delle braccia ma con l’utilizzo di tutto il corpo, il tronco deve spostarsi in avanti spostando cosi tutto il peso che era sul piede posteriore su quello anteriore. I remi in questo modo vanno a creare la forza propulsiva che consente al pattino di muoversi. [fase subacquea];
5° fase- recupero: è la fase finale, qui il corpo è tutto disteso in avanti, con le braccia distese, il remo esce dall’acqua quando si trova a metà tra i braccioli e le punte di poppa, le pale, in posizione verticale rispetto all’acqua, vengono portate tramite il movimento del polso una di fronte all'altra senza toccarsi, in questo modo i remi e il corpo recuperano per tornare alla fase di caricamento, e si ricomincia il ciclo.



SEMPLICI ESERCIZI
TENERE UNA ROTTA: Fissato un punto di riferimento, si entra in mare, importante è che il bagnino abbia lo sguardo fisso sull’obbiettivo e non sui remi o altro. Se non c’e corrente per mantenere una rotta si deve:
− Impugnare e affondare i remi allo stesso modo;
− La remata deve essere simmetrica, di stessa ampiezza;
− Esercitare la stessa forza sui remi.
In caso di corrente parallela alla riva si deve modificare la rotta in base a questa, andando a cercare una rotta leggermente contro corrente in modo tale da non scarrocciare a favore di essa. Questo viene fatto remando con più forza e con più ampiezza con il remo che si trova dalla parte verso la quale il pattino tende a scarrocciare.
VIRATE: Queste consentono di far cambiare rotta radicalmente al pattino. Esistono più modi per virare, noi ne analizzeremo due:
VOGANDO CON UN REMO E SCIANDO CON L’ALTRO: Con pattino fermo o che naviga, si fanno remate contrapposte che fanno girare il pattino su se stesso. Con un remo si voga (va indietro) con l’altro remo si scia (va avanti). Con questa tecnica il pattino gira dalla parte verso cui si voga. Anche qui è importante effettuare movimenti alternati con l’utilizzo di tutto il corpo, in maniera tale da effettuare movimenti ampi. E’ la più complicata perché si lavora con due remi in senso contrario, ma la più efficace.
PIANTANDO UN REMO E SCIANDO CON L’ALTRO: Con il pattino che naviga , si pianta un remo con la pala a 90° e si procede a sciare con l’altro. Più la manovra si esercita in velocità più veloce sarà la virata. In questo caso il pattino vira dalla parte dove si è piantato il remo.
POSIZIONE SUL PATTINO: SEGGIOLINO – IMPUGNATURA
I piedi vengono posti, uno davanti al seggiolino , l’altro dietro al seggiolino, questo ci consente di avere un punto di appoggio; infatti il seggiolino può essere stretto tra le nostre gambe e cosi darci maggiore equilibrio.
I remi vengono impugnati ciascuno con una mano all’impugnatura. La presa deve essere ferma e decisa.

REGOLE PRINCIPALI
− SI REMA A BRACCIA DISTESE;
− LA REMATA NON E’ SOLTANTO UN MOVIMENTO DI BRACCIA, MA ANCHE DI GAMBE E DI SCHIENA;
− LA REMATA DEVE ESSERE AMPIA;
− NON DARE MAI IL FIANCO AL FRANGENTE;
− LO SGUARDO DEVE ESSERE SEMPRE RIVOLTO AL MARE ED AL NOSTRO OBIETTIVO.

ERRORI PIU’ FREQUENTI
1. La remata è poco ampia perché i remi vengono portati troppo poco in dietro o perché vengono fatti uscire troppo presto;
2. I remi entrano troppo violentemente in acqua, andando a creare troppo attrito;
3. Le pale vengono immerse troppo poco, i remi sciacquano;
4. Si rema solo con le braccia, senza utilizzare tronco e gambe;
5. L’impugnatura del remo viene portata fuori con troppa forza, cioè di fianco del corpo del rematore o troppo in alto;
6. Durante la spinta la pala non si trova a 90°;
7. La remata non è simmetrica;
8. Le pale dei remi non si alzano abbastanza durante il recupero e strusciano sulla superfice dell'acqua;
9. Lo sguardo del bagnino è rivolto ai remi e non al mare ed al pericolante.

LE FASI PER IL SALVATAGGIO IN MARE CON IL PATTINO SONO:
1. INGRESSO;
2. AVVICINAMENTO;
3. RECUPERO;
4. RIENTRO;
5. CONTROLLO DEL MALCAPITATO.

INGRESSO IN MARE
Il Bagnino per entrare in mare deve alzare il pattino dalle punte di poppa e spingerlo in avanti, è importante non alzarlo troppo altrimenti le punte di prua vanno a creare troppo attrito con la sabbia.
Prima di entrare completamente in mare il pattino viene appoggiato sul bagnasciuga, con entrambi le mani si afferra il seggiolino ,si puntano i piedi sulla sabbia in modo da riuscire a dare una buona spinta di abbrivio. Su tale spinta si sale, importante in questa fase è non perdere mai il contatto fisico con il pattino. Una volta saliti si andranno ad impugnarre le pale dei remi. Nell’entrare in mare si deve calcolare la corrente, e modificare la rotta in base a questa, anche in fase di ingresso, oltre che in fase di avvicinamento.

AVVICINAMENTO
In questa fase il bagnino che procede sciando non deve mai dare il fianco del pattino ai frangenti per evitare il possibile ribaltamento. Sono infatti le punte di prua cha affrontano l’onda. Queste, grazie alla loro forma, riescono a penetrare bene all’interno dell’onda ed e’ importante per non essere troppo frenati dal frangente che nel momento in cui si affronta l’onda il nostro peso sia il più possibile a poppa, in modo tale da non penetrare nel frangente con le punte di prua, ma in maniera da riuscire a passare sopra a lei assorbendo cosi minor forza. Perché questo sia ben fatto è possibile anche dare un colpo con entrambe le gambe sul pianale dove poggiano i piedi (utilizzando il peso del corpo) in modo tale da alzare le punte del pattino per riuscire a passare sopra l’onda. Importante nell’affrontare un frangente è che i remi siano immersi nell’acqua per darsi una spinta opportuna di opposizione all'onda, cioè il bagnino deve essere nella terza fase (remo in acqua affondato) in modo tale da contrastare per quanto possibile la forza del frangente. Il bagnino deve sempre uscire in mare con il seggiolino tra le gambe per poter avere un miglior equilibrio anche e soprattutto tra i frangenti.

RECUPERO
In questa fase viene recuperato il pericolante, che lo si deve far appoggiare tra i due scafi di prua del pattino. Il pericolante se cosciente dovrà salire da solo oppure utilizzando un salvagente anulare che il bagnino gli avrà opportunamente lanciato; in questo modo tra l'altro il bagnino rimanendo sul pattino non rischia di trovarsi impreparato in caso di grandi onde. Se non è cosciente, se si è in due uno scende e procede a portarlo a bordo, mentre l’altro mantiene il controllo del pattino. Se si è soli, si deve lasciare il pattino con i remi in bando che fermano il pattino, entrare in mare con la tecnica del PASSO DA GIGANTE. In acqua una volta avvicinatosi al malcapitato lo si afferra in prima presa e lo si porterà sul pattino issandolo con la stessa tecnica di uscita dal bordo piscina (vedi sopra). Se questo non e possibile abbandonare il pattino tornando a riva a nuoto trasportando il pericolante sempre in prima presa.

RIENTRO
Dopo aver effettuato l’uscita e dopo aver recuperato il pericolante si deve procedere al rientro. Si può rientrare in due modi:
1. senza dover effettuare virate si procede vogando, cioè con la prua rivolta al mare, quindi si naviga dando le spalle alla costa. Questa tecnica ha il vantaggio che non necessita di virate, quindi non si corre il rischio di porre il fianco ai frangenti, ma ha lo svantaggio che nel caso in cui il pattino venga preso dall’onda è molto facile perdere il controllo, scivolando rovinosamente in acqua. Per questo è importante che nell’affrontare l’onda i remi siano ben immersi nell’acqua per poter contrastare il più possibile la forza delle onde. E’ importante ricordare che l’onda nel frangere crea della schiuma bianca, formata da acqua e aria. Per questo se il fondale lo consente, il remo deve essere affondato il più possibile per andare a cercare acqua pura, non mista ad aria, perchè questa porterebbe la pala a trovare dei buchi d’aria neutralizzando l’effetto della frenata (Questo vale nell’affrontare onde in qualunque modo).
2. facendo una virata e procedendo sempre sciando. Se si utilizza questa tecnica, una volta effettuata la virata, è importante dare le punte di poppa ai frangenti. Questi ci daranno una spinta verso avanti che noi dobbiamo cercare di contrastare andando a mettere i remi nell’acqua, frenando l'avanzata incontrollata del pattino. Durante la frenata il bagnino deve avere le braccia tese, in maniera tale da contrastare la spinta dell'onda verso riva sul pattino, per ottimizzare il controllo del pattino stesso il bagnino è importante che sia ben piazzato con tutto il peso sul piede posteriore, altrimenti rischia di essere portato via perdendo l'impugnatura dei remi. Questa tecnica ha lo svantaggio che necessita di virata, pericolosa per il fianco ai frangenti, ma ha il vantaggio che in caso in cui si venga presi da un onda il pattino è più facile da governare contrariamente all’altro modo (rientro in voga n°1). Se una grossa onda travolge violentemente il pattino, mettere i remi in acqua per cercare di frenare la sua forza, ma se si è impossibilitati lasciarsi spingere dall'onda come nella tecnica del surf alzando entrambi i remi dall’acqua.
Una volta arrivati a riva si fa scendere il pericolante, si recupera il pattino sulla sabbia, e si procede al controllo del malcapitato.





AUSILII IN MARE:
- Rullo di salvataggio con sagola lunga 200mt. e imbragatura finale.
- Pinne.
- Salvagente anulare con sagola di mt30.(Clicca QUI')
- Rescue can & rescue tube (non previsto da ordinanza)
- SUP (non previsto da ordinanza).
- Moto acqua di salvataggio (non previsto da ordinanza).



Fonte: Salvamento Roma
* Per saperne di più clicca:
 Invia la news 
Tua e-mail:
E-mail amico :
Questa pagina è stata letta: 47660 volte   
 
 
"Copyright Società Nazionale di Salvamento - Tutti i diritti riservati - WEBMASTER: Marco Gigante"