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Greco Spagnolo
 

 

 
 
Traumatologia  
 

Argomenti trattati:
5.1 Contusioni
5.2 Distorsione
5.3 Lussazione
5.4 Frattura
5.5 Emorragie
5.6 Traumi
5.6.a Trauma Cranico
5.6.b Trauma della colonna vertebrale
5.6.c Trauma del torace
5.6.d Trauma addominale


Traumi a carico degli arti

5.1 Contusione
E' una lesione traumatica delle parti molli o degli organi interni senza ferita della cute.
Nell'ambito delle contusioni si possono distinguere:
• ecchimosi: lesioni caratterizzate dalla rottura di piccoli capillari, con modesto stravaso ematico, mentre lo strato superficiale rimane integro;
• ematoma: lesione in cui si ha la rottura di vasi sanguigni più grandi con conseguente emorragia significativa. La raccolta di sangue può rimanere circoscritta o infiltrare i tessuti circostanti;
• abrasione: caratterizzata da micro rotture degli strati più superficiali dell'epidermide;
• escoriazione: quando la discontinuità interessa gli strati più profondi e si accompagna a modeste lesioni vascolari;

Intervenire sul dolore dell’infortunato con impacchi di ghiaccio e pomate nonché mantenere l’arto a riposo.

5.2 Distorsione
Una distorsione è una patologia a carico dell'apparato locomotore; è causata da traumi o contusioni soprattutto delle ossa più sporgenti, o di movimenti innaturali delle ossa mobili, è la fuoriuscita di un cavo articolare che ritorna nella sua sede; si possono presentare stiramenti o lacerazioni dei muscoli e dei cavi tendinei.
Le articolazioni interessate da una distorsione sono solitamente il ginocchio, il polso, il gomito e molto frequentemente la caviglia. I sintomi caratteristici sono gonfiore, dolore e sensazione di calore.

Mettere immediatamente a riposo l'arto interessato, comprimere l'articolazione con un bendaggio rigido, applicare ghiaccio e pomate e se il caso lo richiede, elevare l'arto per ridurre l'edema. Nella maggior parte dei casi basta riposo e fasciatura; per alcune distorsioni più gravi si ricorre ad immobilizzare con un'ingessatura come per le fratture, ma raramente si ricorre all'intervento chirurgico per ricostruire i legamenti lesionati. Si ricorre all'operazione quando le condizioni legamentose potrebbero portare ad un'instabilità permanente dell'arto o alla nascita di complicazioni secondarie (artrosi, altri dolori).

5.3 Lussazione
Una lussazione è uno spostamento permanente delle superfici articolari l'una rispetto all'altra. La lussazione è detta completa se la perdita dei rapporti fra le due superfici è totale, quando invece resta un contatto parziale, si parla di lussazione incompleta o di sublussazione.
La lussazione della spalla è la più frequente delle lesioni traumatiche.

Chiamare il 1.1.2. immobilizzare l’arto, non tentare di riposizionare i capi articolari.


5.4 Frattura

La frattura è la rottura parziale o totale della continuità di un osso. Se la frattura riguarda solo l'osso è detta "isolata", mentre se coinvolge anche i legamenti è detta "associata".
Può essere di origine traumatica, patologica, da stress e da contrazione:
• Fratture traumatiche: si manifestano quando il trauma è superiore alla resistenza meccanica dell’osso che può rompersi nel punto esatto dove viene esercitata la forza oppure ad una certa distanza.
• Fratture patologiche: si manifestano quando l’osso viene colpito da una patologia locale o generale come ad esempio l’osteoporosi.
• Fratture da stress: si manifestano a seguito di continue sollecitazioni sull’osso ed è tipica degli sportivi.
• Fratture da contrazione sono causate da una violenta contrazione muscolare che provoca un distacco osseo.

Esistono diverse tipologie di fratture che possono essere classificate in:

fratture composte: i frammenti ossei rimangono nella loro posizione anatomica;
fratture scomposte: i frammenti ossei si spostano dalla loro posizione anatomica;
fratture chiuse: la cute rimane integra;
fratture esposte: la cute presenta una ferita con la fuoriuscita dei monconi ossei;
fratture complete: la frattura interessa tutto lo spessore dell’osso;
fratture incomplete: la frattura interessa soltanto una parte dell’osso;
fratture stabili: quando subentrano forze deformanti che impediscono il contatto fra i frammenti ossei;
fratture instabili: quando non subentrano forze deformanti;
fratture semplici: se la frattura si compone di 2 soli frammenti;
fratture pluriframmentate: se la frattura si compone di più frammenti;
fratture comminute: se la frattura si compone di più fessure che separano i vari frammenti ossei;
fratture trasverse: se la fessura della frattura è disposta ad angolo retto rispetto all’asse longitudinale dell’osso;
fratture oblique: se la fessura della frattura forma un angolo minore di 90° rispetto all’asse longitudinale dell’osso;
fratture spiroidi: se la fessura della frattura forma una spirale;
fratture longitudinali: se la fessura della frattura è parallela all’asse longitudinale dell’osso.


Valutare la gravità della lesione considerando:
- dinamica incidente
- quantità di dolore, perdita di funzionalità
- rigonfiamenti e deformazioni dell’arto
- insorgenza di formicolio ed esposizione dell’osso
CHIAMARE il 1.1.2. , immobilizzare l’arto manualmente o con stecche rigide se disponibili, inoltre non sempre il punto di dolore corrisponde con il punto di rottura dell’osso, quindi è importante bloccare tutto il cavo articolare, se si tratta di frattura scomposta esposta bisogna bendare la ferita con una garza sterile cosi da impedire eventuali infezioni all’osso.

5.5 EMORRAGIE
Per emorragia si intende la perdita improvvisa e intensa di sangue dai vasi (arterie, vene, capillari). Se la quantità di sangue che si perde supera il litro si può verificare uno stato di shock. Le emorragie più pericolose sono quelle derivanti dalla lesione di una vena o di una arteria. Una grave emorragia, soprattutto se arteriosa, costituisce un’urgenza assoluta e solo un intervento immediato del primo soccorritore può salvare la vita dell'infortunato. I sintomi dipendono dalla sede dell'emorragia e in genere si accompagnano a: polso accelerato, sete con nausea, vomito vertigini, offuscamento della vista, pelle fredda e sudata. A seconda se il sangue si riversa all'interno o all'esterno del corpo si ha un'emorragia INTERNA o ESTERNA. A seconda della componente interessata si può parlare di emorragia arteriosa, venosa o capillare.

• Emorragia Arteriosa: il sangue ha un colore rosso vivo, dovuto alla particolare ricchezza di ossigeno, fuoriesce "a spruzzi" in sincronia con il battito cardiaco


L'intervento deve essere tempestivo perché la quantità di sangue è di solito molto elevata. Se l'emorragia non è molto abbondante è sufficiente tamponarla con una garza sterile o un fazzoletto pulito, dopo aver disinfettato la parte. Se invece interessa grandi vasi è necessario fare delle compressioni sulle arterie al di sopra della ferita per limitare la fuoriuscita di sangue. Il laccio emostatico va usato solo nei casi più seri e di assoluta necessità. Chiamare il 1.1.2. Il punto di compressione deve collocarsi sempre tra la ferita e il cuore, creando questa pressione si provoca una vasocostrizione che rallenta o addirittura blocca la fuoriuscita di sangue.


• Emorragia Venosa: è riconoscibile perché il sangue che fuoriesce è di colore scuro, fluisce lentamente in modo continuo e uniforme lungo i bordi della ferita.


Le emorragie venose si possono arginare, dopo una buona disinfezione, ponendo sulla ferita una garza sterile o un fazzoletto pulito e tamponando. Può anche essere utile applicare una fasciatura, che non deve essere troppo stretta per non rischiare di arrestare la circolazione. Se la parte interessata è un arto, si può alzarlo al di sopra del corpo per far diminuire l'afflusso di sangue. Se la ferita è molto profonda necessita un soccorso medico avanzato.

• Emorragia capillare: interessano i vasi sottocutanei e superficiali: in questo caso il sangue è di colore rossastro e fuoriesce a gocce intorno alla lesione. Se non si verifica una lacerazione della cute compare un ematoma (sangue che si raccoglie sotto l'epidermide) mentre sulla pelle è visibile un'ecchimosi, ossia una chiazza che inizialmente è di colore rosso, poi, con il passare delle ore, diventa violacea e infine giallastra prima di scomparire. Le emorragie capillari sono le meno gravi.


Per curare l'ematoma è sufficiente porre una borsa del ghiaccio sulla parte per provocare una vasocostrizione. In caso di lacerazione della cute è utile sciacquare con acqua fredda e raffreddare con ghiaccio. Se la zona contusa è un arto è consigliabile sollevarlo più in alto del corpo per attenuare l'emorragia, tamponare con una benda sterile e, dopo aver disinfettato la ferita con acqua ossigenata o un altro disinfettante, applicare una fasciatura.

Punti di compressione
In situazioni in cui la pressione diretta ed il sollevamento non sono possibili o si rivelano inefficaci e c'è rischio di dissanguamento, alcuni protocolli prevedono l'uso di punti di pressione per comprimere le principali arterie che irrorano il punto del sanguinamento.
Qui sotto alcuni punti di compressione:

• Arteria succlavia per le emorragie della spalla. Comprimere con la punta delle dita dietro alla clavicola, spingendo l'arteria succlavia in basso sulla prima costa.
• Arteria ascellare per le emorragie del braccio (dalla spalla al gomito). Comprimere con i due pollici paralleli al centro dell'ascella abbracciando con le altre dita incrociate la spalla.
• Arteria omerale per le emorragie della parte finale del braccio e del gomito. Sollevare il più possibile il braccio dell'infortunato mentre con le dita si comprime sulla faccia interna del braccio, a metà altezza, sotto al muscolo bicipite, comprimendo l'arteria omerale sull'omero.
• Arteria omerale per le emorragie dell'avambraccio (dal gomito al polso) e della mano. Si comprime con i due pollici tenuti paralleli nella piega del gomito, mentre con le altre dita incrociate si abbraccia il gomito stesso.
• Arteria femorale per le emorragie della coscia. Premere con tutto il peso del corpo, con il pugno chiuso ed il braccio teso nella piega inguinale, mantenendo le dita parallele alla piega ed il braccio teso in direzione del bacino e non perpendicolarmente al terreno.
• Arteria poplitea per le emorragie della gamba (dal ginocchio alla caviglia) e del piede. Premere con i pollici paralleli all'interno della piega del ginocchio abbracciando contemporaneamente con le altre dita incrociate il ginocchio stesso.

5.6 TRAUMI:
5.6.a Trauma cranico
5.6.b Trauma della colonna vertebrale
5.6.c Trauma del torace
5.6.d Trauma addominale

5.6.a TRAUMA CRANICO
Le ossa del cranio e della colonna costituiscono lo scheletro assiale, estremamente importante poiché al suo interno è situato il sistema nervoso centrale comprendente cervello e midollo spinale.
Il cranio è costituito dalle ossa craniche, che accolgono e proteggono l’encefalo, e dalle ossa facciali.
Per trauma al cranio si intende una lesione della testa che può causare un danno cerebrale. Può derivare da una lesione chiusa alla testa oppure da una lesione penetrante alla testa.
Una lesione chiusa avviene quando la testa colpisce un oggetto ma l'oggetto non riesce ad attraversare il cranio. Una ferita penetrante avviene quando un oggetto perfora il cranio e penetra dentro il tessuto cerebrale:
ESTERNE: contusione del cuoio capelluto, affossamenti, ferite o fratture della calotta cranica con frammenti ossei o materiale cerebrale visibile, incrinatura dell’osso, oggetti che penetrano all’interno della testa. Talvolta le lesioni non si evidenziano ma si manifestano con sanguinamento dal naso o dalle orecchie.
INTERNE: commozione cerebrale, contusione cerebrale, anossia cerebrale* (insufficiente ossigenazione del cervello). Un trauma cranico può anche causare la rottura di un vaso sanguigno. Il sangue, in tal caso, fuoriesce e si raccoglie tra le ossa craniche comprimendo il cervello formando un
ematoma cerebrale.

Con il trauma cranico lieve, il paziente può rimanere in stato di coscienza o può perdere coscienza per pochi secondi o minuti. La persona può anche sentirsi confusa o disorientata per alcuni giorni o settimane dopo il danno iniziale.
Altri sintomi includono:
• cefalea,
• confusione mentale,
• sensazione di leggerezza alla testa,
• eccessiva sonnolenza diurna,
• visione doppia, visione confusa, oppure occhi stanchi,
• ronzio all'udito,
• cattivi sapori alla bocca,
• fatica o letargia,
• un cambio nei ritmi del sonno,
• cambi nel comportamento o nell'umore,
• problemi con la memoria, concentrazione, attenzione, o pensiero,
• i sintomi possono regredire o rimanere gli stessi; il peggioramento dei sintomi indica un danno progressivo come un'emorragia intracranica oppure la formazione di un edema cerebrale che bloccando il flusso del liquido cefalo-rachidiano, porta a idrocefalo, segno e fautore di danni più gravi.

Con il trauma cranico moderato o grave, il paziente può mostrare gli stessi sintomi, associati a:
• perdita di coscienza,
• cambiamenti nella personalità,
• un mal di testa forte, persistente,
• vomito ripetuto o nausea,
• crisi epilettica,
• impossibilità a svegliarsi,
• midriasi, cioè dilatazione (aumento del diametro) oppure paralisi di una o di entrambe le pupille,
• disfasia: voce alterata, impastata, incomprensibile,
• debolezza, formicolio o addormentamento delle estremità,
• perdita nella coordinazione, e/o
• aumento della confusione, inquietudine, o agitazione,
• il vomito e il deficit neurologico (p.es. debolezza in un braccio o gamba) assieme sono importanti indicatori della prognosi e la loro presenza richiede una immediata tomografia assiale computerizzata e spesso anche un intervento neurochirurgico.

I bambini piccoli con trauma cranico moderato o grave possono mostrare alcuni dei precedenti segni, e altri specifici dei bambini, come:
• pianto persistente,
• impossibilità a essere consolati,
• rifiuto a bere, essere allattati o mangiare.


- Chiamare il 1.1.2.
- posizionare l‘infortunato supino e valutare lo stato di coscienza, se cosciente mantenerlo sveglio parlando con l’infortunato aspettando i soccorsi
- immobilizzare il capo
- utilizzare del ghiaccio sulla testa per aumentare la vasocostrizione
- controllare ritmo e frequenza respiratoria e cardiaca
- medicare le ferite senza togliere oggetti conficcati o spostare frammenti ossei
se incosciente operare il BLS ricordando che :
- bisogna effettuare una protrusione della mascella
- non alzare le gambe
- non mettere in posizione laterale di sicurezza; se la persona deve vomitare spostare leggermente il capo per consentire il reflusso del vomito verso l’esterno
- in caso di arresto cardiaco le compressioni e insufflazioni devono essere sempre effettuate

5.6.b TRAUMA DELLA COLONNA VERTEBRALE

La colonna vertebrale, detta anche spina dorsale è l’asse di sostegno del corpo umano. Oltre alla funzione di sostegno, la colonna vertebrale assolve altre importanti funzioni: una protettiva e una motoria. La funzione protettiva perché questa protegge il midollo spinale e riduce la possibilità che urti o vibrazioni arrechino danni al nostro corpo, mentre la funzione motoria perché, grazie alle sue articolazioni, la colonna vertebrale riesce a farci muovere la testa nello spazio, di piegare il corpo in avanti ed estenderlo in senso opposto, di fletterlo e di ruotarlo. I costituenti fondamentali della colonna vertebrale sono le vertebre, costituita da una serie di 33/34 vertebre: 7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali, 4/5 coccigee.
Il midollo spinale è deputato a condurre tutti gli stimoli motori dal centro (SNC) alla periferia (nervi e muscoli-SNP), e tutti gli stimoli sensoriali dalla periferia al centro (SNV-sensazioni termiche, tattili, dolorifiche, percezione del corpo nello spazio ).
Azioni come il tuffo di testa, caduta dagli scogli in acqua bassa possono essere causa, oltre del trauma al cranio, anche del trauma alla colonna vertebrale, specialmente alle vertebre cervicali. I traumi della colonna vertebrale sono quegli eventi traumatici che provocano un danno, consistente spesso in una invalidità permanente come:
• Tetraparesi spastica,
• Paraparesi,
• Paraplegia,
• Tetraplegia.
Sintomi :
- Dolore alla testa, collo, dorso
- Formicolio, intorpidimento, insensibilità agli arti
- Respirazione diaframmata (espansione addome rispetto al torace)
- Bradicardia




- Valutare l’incidente, prestare molta cautela, trattare l’infortunato sempre con il sospetto che la lesione spinale ci sia
- CHIAMARE il 1.1.2.
- Non muovere l’infortunato
- Tenerlo cosciente parlandoci
- Se Incosciente procedere con il BLS ricordando:
- effettuare protrusione del mento; non alzare le gambe; non mettere in posizione laterale di sicurezza; se la persona deve vomitare spostare leggermente il corpo e capo di lato per consentire il reflusso del vomito verso l’esterno; in caso di arresto cardiaco o solo respiratorio la fase operativa del BLS deve sempre essere effettuata; se l’infortunato si trova in acqua utilizzare la presa a morsa per tirarlo fuori dall’acqua.

5.6.c TRAUMA AL TORACE
Il torace è la porzione del tronco racchiusa dalla gabbia toracica e delimitata inferiormente dal diaframma. La gabbia toracica è formata da dodici paia di costole che si articolano posteriormente con la colonna vertebrale e anteriormente con lo sterno tramite le cartilagini costali.
Le costole sono collegate tra loro tramite i muscoli intercostali e assieme al diaframma costituiscono i principali muscoli respiratori. All'interno della cavità toracica sono contenuti diversi organi e strutture fondamentali per la sopravvivenza: cuore, polmoni e grossi vasi sanguigni.
Un trauma toracico consiste in una lesione più o meno grave del torace, dovuta sia a contusioni sia a ferite penetranti. Il trauma toracico è una causa frequente di disabilità ed è associato a una mortalità significativa, dal momento che è la terza causa di morte dopo il trauma fisico alla testa e dopo le lesioni al midollo spinale.
Le lesioni più comuni che si riscontrano al torace possono essere di tre tipologie:
• Contusione: danneggiamento tessuti superficiali, contusioni, fratture dello sterno coste e cartilagini. Il petto viene colpito da un oggetto in movimento oppure va a schiantarsi contro una struttura fissa. In questo tipo di traumi è comune che la persona, rendendosi conto che il colpo è imminente, involontariamente, inspira e chiude la glottide, potendo così favorire un pneumotorace.
• Schiacciamento: lesione grave dovuta ad un forte impatto (urto con scogli, caduta dall’alto,frane). In certe situazioni, quando la persona trattiene la respirazione, chiude la glottide e contrae i muscoli del petto, il risultato è che la pressione polmonare sale in modo eccessivo. Nel momento della collisione, l'energia dello sforzo pressorio fa che la pressione aumenti ancora di più, causando la rottura del parenchima polmonare e dei bronchi dando come esito il pneumotorace.
• Trauma Penetrante: oggetto che penetra nel torace. Lesioni a carico dei polmoni, cuore o grossi vasi.

Sintomi
- asfissia / ipossia
- cianosi al collo e al volto, tosse
- aumento atti respiratori
- diminuzione espansione toracica e nella zona di lesione
- dolore localizzato nelle sede della lesione aumentato dagli atti respiratori
- tachicardia
- perdita di coscienza


- chiamare il 1.1.2. ;
- mantenere sveglio l’infortunato;
- ossigenoterapia;
- non rimuovere oggetti conficcati / tamponare le ferite;
- in caso di ferita penetrante fissare un telo plastificato tutto intorno la ferita con un cerotto, lasciando un angolo libero, in questo modo si mantiene l’atto respiratorio in caso di pneumotorace;
- se incosciente continuare la procedura di BLS.

5.6.d TRAUMA ADDOMINALE
La cavità addominale contiene due tipi di organi :
• Organi solidi: fegato, milza, pancreas. Lesionandosi questi organi le possibilità di sopravvivenza dell’infortunato sono molto basse.
• Organi cavi: stomaco e intestino.
Le lesioni addominali possono derivare da:
Trauma chiuso: schiacciamento organi interni ( forte impatto... ) o per strappamento degli organi interni o vasi. Questo trauma porta lesioni molto gravi che possono compromettere la vita della persona.
Trauma penetrante: oggetti che penetrano o lacerano parete addominale e organi con grossa fuoriuscita ematica e di altri liquidi.
Sintomi e segni :
- lacerazioni evidenti e ferite penetranti;
- vomito con emissione di sangue;
- aree colpite dolenti alla palpazione;
- contrazione addominale nella respirazione;
- tachicardia e atti respiratori accelerati;
- forte stato di agitazione.


- Chiamare il 1.1.2. ;
- mantenere sveglio l’infortunato;
- non togliere eventuali oggetti conficcati nell’addome;
- in caso di eviscerazione non cercate di rimettere gli organi in sede ma copriteli con garza sterile imbevuta di soluzione fisiologica;
- ossigenoterapia;
- non dare liquidi;
- se incosciente continuare la procedura di BLS.

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Fonte: SALVAMENTO ROMA
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